Il più grande viaggio

E siamo entrati nel 2018. Ci siamo entrati esorcizzando il panico del futuro con qualche trenino a capodanno e sotto gli effetti dell’alcol. Con una gran voglia di non sentire niente di quei dolori che non ci abbandonano. Di quei fardelli che abitano il nostro quotidiano mentre veleggiamo nelle ipocrisie tenendoci le crude verità dentro. A dire il vero io ho imparato ad essere nudo davanti al mondo (merito della Poesia e non solo). Nonostante ciò continuo a stare male, ad inquietarmi di crepacuore, ad ammutinare ogni serenità. La felicità mi sfugge sempre, mi dura il tempo di uno stordimento, di una malinconia leggera, di un rigurgito d’onda.

Poi ci sono gli altri, ci siete voi e vi conosco tutti. Mi arrivano tutte le bugie che avete pianto, tutto il marcio che avete ingoiato o che sopportate ancora, tutte le volte che le ragazze si fanno belle, ma le lacrime subito rovinano il trucco.  Mi arrivano le coppie scoppiate che si reggono per falsità e paura, tutto il malessere dei loro silenzi o delle urla, tutte le difficoltà nel proprio lavoro, tutti i sogni finiti a puttane e i soli spenti. Ovviamente non ogni cosa è buia, ma le salite non finiscono mai ed il vento ulula contro. Ci soffia addosso pure il ricordo di quando si era innamorati che poi è l’unico ricordo che ricordiamo meglio di una storia. Questo io so.

Io so dietro ai vostri occhi le storture dei giorni, so delle famiglie che si spezzano, dei figli di mezzo o le spensieratezze come utopie, le maree da superare, la tristezza lurida di dover fare buon viso a cattivo gioco. Io so della febbre della solitudine, delle depressioni monotone in pigiama alle 7 di sera. Io so delle vite degli altri mentre sollevo l’ennesima pinta. Io so di tutto questo freddo dentro.

Chissà se nel 2018 torneremo a nuotare coi delfini con la fantasia dei bambini, se accenderemo un cielo nuovo, se ci salverà un vecchio amore o uno inatteso o se avanzerà soltanto un po’ d’amore. Di certo ci saranno le incommensurabili amicizie ad aiutarci a potare le parti malate,  a farci coraggio, ci saranno epopee di sorrisi a salire nel cuore, ci saranno canzoni ad avvicinarci di più.

Per quel che mi riguarda continuerò ad avere la responsabilità della mia irresponsabilità, insisterò ad acciuffare demoni e rischiare la tomba. Lascerò agli altri il livido inutile della prudenza per tatuarmi sulla pelle il brivido dell’incoscienza. Mentre altri figlieranno, io continuerò a dire che sono favorevole ad essere contrario alla mia paternità. Cederò volentieri le nausee della compagna, gli ormoni, i pannolini, le mangiate ogni 3 ore, le coliche, la febbre a 40 gradi, il kit per uscire, il kit per restare, il fasciatoio, il cuscino a forma di fagiolo, il pentolino, la farina bio “Senatore Cappelli”, il dondolare. Lascerò tutto agli ostinati. Perché di “figli” ne ho più di un’ape regina: penso alle centinaia e centinaia di poesie, a tutti i miei fantasmi, ai ragazzi disabili che veglio…E perché il più grande viaggio non è diventare genitore o fare una crociera nell’altro capo del mondo o una notte da leoni né farsi un giro nella roulette della droga. Il più grande viaggio è vivere trafiggendosi di vita, è accelerare e non guidarla piano, è divorare e non assaggiare, è amare fino ad odiare e non solamente voler bene, è sublimare non restaurare, è eternare il purgatorio ad un inferno. È sangue dappertutto non una sbucciatura. Il più grande viaggio non è neppure progettare o sperare, ma perdere il senno prima che la giostra smetta di girare.

Non lo so che 2018 sarà per voi e per me. Sicuramente ci saranno piccoli e grandi terremoti personali, aumenterà l’inquinamento, forse arriverà la terza guerra mondiale, forse morirò inciampando sulle scale dopo l’ennesima birra, forse vi innamorerete inaspettatamente. L’importante è che resteremo mossi ed un po’ agitati, ansiosi dell’oggi più che del domani, frenetici nell’eros, abili ad evitare rimpianti. Eccolo il più grande viaggio: cogliere l’attimo.

Prima che finisca il vino.

bott

P.

Un pensiero riguardo “Il più grande viaggio

  1. Bella e piacevole riflessione! Leggendola si ha l’impressione di fare una carrellata sui malumori e malesseri della nostra epoca, in cui ci si avventura in “salite che non finiscono mai ed il vento che ulula contro”
    Poi anche ” le coppie che scoppiano e che si reggono per falsità e paura” (o fors’ anche per economica convenienza!)!
    Hai puntualizzato con dovizia di particolari le tante storture dell’umana vicenda!!
    Ma la conclusione è cio’ che veramente conviene! “Cogliere l’attimo fuggente”…prima che si esauriscano le scorte (di vino)!!
    Un saluto!

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